SCIENZA IN SCENA sarà una rassegna di incontri che tratteranno di temi scientifici legati al alcuni spettacoli e saranno a cura della prof.ssa Michela Prest, Direttrice del Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia dell’Università degli Studi dell’Insubria, ad ingresso libero.
Il primo appuntamento sarà giovedì 15 ottobre, alle ore 18.30, dal titolo Vedere l’invisibile e precederà lo spettacolo di Corrado D’Elia su Galileo delle ore 20.30, Galileo, oltre le stelle.
Come facciamo ad osservare la natura per comprendere i suoi segreti? Quali “occhiali” dobbiamo indossare per studiare l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande? E soprattutto, sono “occhiali” che ci hanno cambiato la vita?
Gli “occhiali” dei fisici si chiamano rivelatori di particelle, “oggetti”, che permettono di “svelare” la natura e di cambiare la vita dell’umanità.
Partendo dal rivelatore riprodotto in miliardi di copie che ciascuno di noi possiede (il nostro occhio), questo affascinante viaggio ci porterà a ripercorrere i passi dei fisici che hanno scoperto l’atomo, che hanno osservato i raggi cosmici, che hanno costruito “microscopi” sempre più potenti e complicati per rispondere alle domande che ancora non hanno risposta: perché siamo fatti di materia e non di antimateria? Com’era la materia nel primo secondo di vita dell’Universo? Che cosa sono materia ed energia oscura, che costituiscono il 96% del nostro universo?
Dall’occhio alla lastra fotografica utilizzata da Roentgen per la prima radiografia della storia per arrivare a strumenti che pesano migliaia di tonnellate e occupano volumi di migliaia di metri cubi per osservare l’infinitamente piccolo nei grandi acceleratori oppure “captare” le informazioni mandate da galassie lontane, ai confini dell’universo.
Per scoprire che questi stessi strumenti sono quelli che usiamo nella nostra vita di ogni giorno (il cellulare, il GPS, la fotocamera, …), che ci permettono di vedere “dentro” l’uomo (l’imaging diagnostico e l’enorme potenzialità di CT, PET, Risonanza Magnetica) e di curarlo (la radioterapia e l’adroterapia), che ci aiutano a conservare e studiare le opere d’arte (e a scoprire la “tavolozza” degli artisti).
