L’ELISIR D’AMORE
L’ELISIR D’AMORE
L’ELISIR D’AMORE
L’ELISIR D’AMORE
L’ELISIR D’AMORE
L’ELISIR D’AMORE
L’ELISIR D’AMORE

L’ELISIR D’AMORE

200.Com Un progetto per la città
L’ELISIR D’AMORE

di Gaetano Donizetti

AdinaMaria Rita Combattelli
Nemorino Nico Franchini
Belcore Lodovico Filippo Ravizza
Dulcamara Matteo Mollica
Giannetta Mariia Kokareva

Direttrice Azzurra Steri

Regia Manuel Renga

Scene e Costumi Aurelio Colombo
Lighting designer Giuseppe Di Iorio
Coreografa Barbara Cardinetti
Assistenti alla regia Sara Dho, Andrea Piazza
Assistente alle scene Valentina Volpi
Maestro del Coro Giuseppe Califano
Altri Maestri del Coro Davide Dell’Oca, Arianna Lodi, Cristina Merlini
Maestro al fortepiano Andrés Jesús Gallucci

Orchestra 1813
Coro 200.Com

Produzione Teatro Sociale di Como AsLiCo
Progetto 200.Com – VIII edizione

 

Dopo una pausa di due anni a causa della pandemia, torna finalmente in scena il progetto 200.Com! I nostri coristi, che si stanno preparando dal mese di ottobre tutti i lunedì sera, non vedono l’ora del nuovo debutto.

In scena un Elisir d’amore che ricorda “un film muto degli anni ’30 del Novecento – racconta il regista Manuel Rengae le ambientazioni e i personaggi di Modern times di Charlie Chaplin o di Animal crackers dei Fratelli Marx”. Lo spettacolo è ambientato nella fabbrica che produce ricambi per automobili, parti meccaniche, olio per motori… Elisir!. Scenografia e costumi come in una cartolina vintage dai toni seppia, movimenti stilizzati, azioni costruite sulla struttura musicale, luci espressioniste che generano ombre profonde, sono alcune delle caratteristiche dei film indimenticabili che ritroveremo citati nello spettacolo. I cantanti e i personaggi richiamano tante figure divertenti e malinconiche dei film muti di Charlie Chaplin, Buster Keaton, fratelli Marx ecc. Il coro è uno dei veri protagonisti di quest’opera: operai e le operaie, segretarie, dirigenti, addetti alle pulizie, che con gag fisiche e movimenti animano lo spazio dell’Arena, immaginando di essere nella fabbrica di Tempi Moderni.

 

 

Atto I
Dopo un breve preludio, nell’insolita forma di tema con variazioni, i lavoratori si stanno preparandoad una nuova giornata in fabbrica. Adina, proprietaria della fabbrica, ricca e capricciosa, comincia a leggere la storia di Tristano e Isotta. Nemorino, un operaio povero e impacciato, la osserva e si strugge d’amore per lei. Sollecitata dagli operai, Adina legge a voce alta la storia che narra di come Tristano fece innamorare Isotta grazie all’effetto di un magico elisir. Nemorino si riconosce subito nella vicenda e decide di procurarsi un filtro. Improvvisamente si sente un rullo di tamburo e arriva Belcore, comandante dell’aeronautica militare, che per un guasto alla sua auto si ferma alla fabbrica. Con fretta e sicumera cerca di sedurre Adina e le propone subito il matrimonio. Annunciato dal suono di una tromba, arriva su un carretto dottor Dulcamara, un ciarlatano con pretese di taumaturgo, che narra alla folla i propri poteri. Affascinato, Nemorino si fa avanti e richiede a Dulcamara lo stupendo elisir che desta amore. Il ciarlatano intuisce quanto sia sprovveduto Nemorino e gli rifila una bottiglia di vino Bordeaux al prezzo di un zecchin (tutto ciò che Nemorino possiede), avvisando il giovane che farà effetto solo dopo ventiquattro ore: giusto il tempo necessario a Dulcamara per scappare via. Nemorino, fiducioso di aver nelle mani il potente elisir, comincia a berne grandi sorsi: diventa presto euforico e sicuro di sé, tanto da manifestare indifferenza nei confronti di Adina, la quale si irrita per il suo atteggiamento. Il desiderio di ripicca è tale in Adina, che la porta ad acconsentire alla proposta di matrimonio di Belcore, il quale però riceve l’ordine di ripartire all’indomani, e propone quindi di anticipare le nozze alla giornata stessa. Nemorino, che sa di poter contare sull’effetto dell’elisir dopo ventiquattro ore, prega Adina di aspettare un giorno a sposare Belcore. Ma Adina si avvia con Belcore, mentre Nemorino smania tra le risa della folla.

Atto II
Sono in corso i preparativi per le nozze. Dulcamara e Adina improvvisano una scenetta cantando una Barcarola a due voci. All’arrivo del notaio per la firma del contratto nuziale, Adina e Belcore si allontanano. Frattanto Nemorino si dispera per il mancato effetto dell’elisir, vorrebbe comprare un’altra bottiglia del magico liquore, ma non ha più denaro. Belcore ha il rimedio da suggerirgli: farsi soldato guadagnando così venti scudi. Decide quindi di arruolarsi per avere la paga e così Belcore riesce così ad allontanare lo scomodo rivale. Intanto Giannetta diffonde la notizia che Nemorino ha ottenuto una grande eredità da uno zio recentemente deceduto. Tutte le ragazze del paese fanno ora a gara per conquistarlo. Ignaro dell’eredità ricevuta, il giovane attribuisce il suo improvviso fascino agli effetti dell’elisir d’amore. Dulcamara resta perplesso, Adina, che non sa nulla dell’eredità, guarda con sospetto le attenzioni delle giovani verso Nemorino e si ingelosisce. Dulcamara le racconta che Nemorino si è arruolato per poter acquistare l’elisir d’amore e Adina capisce di essere amata. Una lacrima negli occhi di Adina tradisce i suoi sentimenti; Nemorino, vedendola, capisce di essere ricambiato. Adina, entra in possesso del contratto di arruolamento di Nemorino e glielo rende svelandogli finalmente i suoi veri sentimenti. Adina abbraccia Nemorino, Belcore va via, convinto di trovare altre ragazze da corteggiare, e Dulcamara trionfante e incredulo, attribuisce la felicità dei due giovani agli effetti prodigiosi del suo Elisir!

Note di regia
di Manuel Renga

L’elisir d’amore di Donizetti come un film muto degli anni ’30 del novecento. Un set cinematografico che ci ricorda le ambientazioni e i personaggi di Modern times di Charlie Chaplin o di Animal crackers dei Fratelli Marx. L’intensità di quelle pellicole è riposta nella grande potenza degli attori, nella loro recitazione che, pur essendo stilizzata, raggiunge picchi di gioia estrema o sprofonda in grandi baratri di disperazione. L’elisir d’amore sembra scritto pensando a questo: affiancare la dimensione comica e divertente a quella sentimentale e drammatica. Adina e Nemorino a poco a poco conoscono un amore vero, profondo, ostacolato dall’orgoglio e dal giudizio che vivono loro stessi e che gli altri nutrono nei loro confronti. Sarà proprio una lacrima vista da Nemorino sul viso di Adina a diventare il catalizzatore della vicenda, capace di cambiare le sorti di tutti i personaggi. Belcore e Dulcamara incarnano invece alla perfezione la dimensione della comicità sofisticata, raffinata e intelligente che caratterizza Charlie Chaplin o Groucho Marx. Lo spettacolo è ambientato nella fabbrica che produce ricambi per automobili, parti meccaniche, olio per motori… Elisir!. Scenografia e costumi come in una cartolina vintage dai toni seppia, movimenti stilizzati, azioni costruite sulla struttura musicale, luci espressioniste che generano ombre profonde, sono alcune delle caratteristiche dei film indimenticabili che ritroveremo citati nello spettacolo. Adina è la proprietaria della fabbrica, Nemorino uno degli operai, Giannetta la segretaria e confidente di Adina, Belcore sarà un militare di alto rango, pilota dell’aeronautica, sciupafemmine, Dulcamara un ciarlatano che vende vino, spacciandolo per l’elisir miracoloso che può curare ogni male, riprendendo i personaggi dell’avanspettacolo, il fascino per la magia, per gli effetti speciali, quasi illusionistici e per le scoperte misteriose della scienza, facendo riferimento alle tante figure divertenti ma anche malinconiche dei film muti di Charlie Chaplin, Buster Keaton, fratelli Marx ecc. Il coro è uno dei veri protagonisti di quest’opera; nel primo atto interpreta gli operai e le operaie, segretarie, dirigenti, addetti alle pulizie, con gag fisiche, movimenti e altre trovate che animano lo spazio, immaginando di essere nella fabbrica di Tempi Moderni. Il secondo atto invece prevede una trasformazione: il coro si cambia d’abito per la festa. Arriva un’orchestra illuminata da catene di lampadine come fossimo a una festa di matrimonio popolare, un tavolo è allestito, i camerieri servono da bere a tutti. L’Arena del Teatro Sociale di Como, in cui l’opera andrà in scena, diventa luogo ideale in cui allestire il nostro set in modo site specific, sfruttando le peculiarità delle architetture presenti: finestre, balconi, rialzi saranno affiancati da ingranaggi, da una grande pedana che attraverserà longitudinalmente lo spazio. Il pubblico si sentirà nella fabbrica proprio come i nostri operai, così come parteciperà alla festa di matrimonio come invitato “speciale”.

Elisir di sì perfetta, di sì rara qualità!
di Azzura Steri

L’elisir d’amore è un titolo che mi sta particolarmente a cuore: è stato il mio primo debutto nel mondo dell’opera lirica e ho sempre trovato che fosse un’opera estremamente moderna. Al di là dell’apparente semplicità e leggerezza della trama lascia spazio ad un lavoro di grande profondità nello studio della psicologia dei personaggi. Non a caso viene definita da Donizetti in partitura come Melodramma giocoso, e non come opera buffa, proprio a sottolineare un livello di pathos ed intima liricità in più rispetto ad una “semplice” commedia.  Mentre troviamo le due grandi colonne dei personaggi di Belcore e Dulcamara in un qualche modo più “statici” e ben delineati, Donizetti e il librettista Felice Romani affidano ai due protagonisti Adina e Nemorino un ampio arco di evoluzione del carattere e messa in discussione del personaggio. Per quanto i due provengano da contesti sociali differenti, Donizetti ci mostra con estrema arguzia la loro grande affinità tramite la musica, cosa che ho cercato di sottolineare nel lavoro con l’orchestra e con gli interpreti.  Nemorino, semplice contadino – o nel contesto di questa produzione semplice operaio – si dimostra all’altezza di Adina, colta ed emancipata, per la sua profondità e purezza d’animo nei punti più intimi dell’opera, come ad esempio nel duetto Chiedi all’aura lusinghiera o nella supplica Adina credimi all’interno del concertato del finale primo atto, per non parlare ovviamente della celeberrima Furtiva lagrima.  Questa è la linea di interpretazione che ho voluto dare all’opera e con cui abbiamo lavorato con i bravissimi cantanti del cast e col regista Manuel Renga: affrontare la profondità di sentimenti umani che vengono toccati nel percorso di avvicinamento dei due protagonisti, accompagnati dalla brillante leggerezza delle scene di Dulcamara e dalla baldanzosa ed irruente presenza di Belcore.  Ultima ma non per importanza la splendida cornice corale dell’opera, nel nostro caso il numerosissimo coro dei 200.Com, con cui è stato un grande piacere lavorare, e la cui grandissima passione ha apportato un elemento di freschezza ed entusiasmo al lavoro di queste settimane.

Dettagli